Sembra ieri quando in occasione del decennale dalla sua morte, circa 300 stazioni radio trasmettevano in contemporanea una delle sue canzoni più belle "Amore che vieni amore che vai", e invece è passato un altro anno, 365 lune che si vanno a sommare agli altri 3650 interminabili giorni da quel triste 11 gennaio del ’99, undici anni fa, quando moriva il più grande poeta italiano degli ultimi 50 anni, il più grande cantautore italiano: Fabrizio De Andrè.
Undici anni sembrano pochi, a volte sembrano tanti, fatto sta che il vuoto lasciato dal cantautore genovese non ha nessun paragone al mondo. In undici anni il paese è cambiato, il mondo è cambiato, siamo cambiati noi stessi e abbiamo visto cambiare tutto ciò che ci circonda. La sua musica però è lì, immortale, pronta a qualsiasi tipo di sfaccettatura o interpretazione, ma è lì da sempre; c’è chi l’ascolta sui vinili, accompagnati dal caratteristico fruscìo della puntina sul disco, chi l’ascolta su cassetta, su dei vecchi mangianastri a passo leggermente più veloce, c’è chi l’ascolta sui cd, in macchina, a casa, in mp3…. ore interminabili di poesia musicata che oggi ha un significato, domani ne ha un altro, e così via per altri 365 giorni, interi album scritti in determinati contesti, ma sempre attuali.
Crescono intanto le iniziative culturali, perlopiù al nord Italia, per ricordare la sua figura nella storia contemporanea italiana. Decine e decine di cover-band sparse nella penisola che interpretano i suoi pezzi, a far rivivere emozioni che purtroppo il grande Faber non può più far rivivere "fisicamente". Ci sono i libri che parlano di lui, testimonianze, fotografie, e speciali tv. Ci sono i video delle sue canzoni pubblicati su youtube, c’è la registrazione del concerto di Sarzana del 1981 e il concerto tratto dalla sua ultima tournée del 1998. Peccato che la tv quest’anno non abbia in programma nessuno spazio dedicato al grande Faber, nemmeno uno speciale di 30 minuti, nemmeno uno spezzone di un suo concerto. Niente.
Spesso mi chiedo cosa avrebbe potuto scrivere Fabrizio De Andrè in questi anni, anni incerti fatti di precarietà, false promesse, crisi sbandierate, consumismo, emarginazione, razzismo, guerre, morti bianche, etc etc. Me lo immagino già, a sfornare le sue perle con la dolcezza della sua chitarra, la voce calda e piena di fumo di sigarette, arrangiamenti perfetti e sonorità originali.
Per fortuna la risposta la si può trovare sempre nelle sue canzoni dell’intera sua discografia….canzoni adatte ad ogni tipo di riflessione e situazione. E’ proprio per questo che il ricordo di Fabrizio De Andrè rimane vivo come se fosse il primo giorno, il primo mese, o il primo anno… e sono sicuro che sarà così anche per tutti gli anni che verranno. L’importante è quindi continuare a divulgare la sua opera, soprattutto alle nuove generazioni che sempre più hanno bisogno di cultura e invece sono sempre più accecate dalle puttanate televisive fatte di reality pilotati, pubblicità bombardanti e superficialità alle stelle.
Nonostante che il panorama musicale italiano riesca comunque, anche se in minima parte, ad offrire dei buoni prodotti sfornati da alcuni artisti di buona fattura, Fabrizio De Andrè resterà sempre il numero uno, il vero punto di riferimento di intere generazioni…. Indimenticabile!
Francesco Genovese