La rimozione del Vescovo in una città che deve crescere

La rimozione del Vescovo in una città che deve crescere

E’ una notizia che si attendeva già durante il periodo quaresimale delle Scinnute, data per imminente già a marzo, per poi essere ufficializzata ieri, sabato 19 maggio 2012, quando il sito del vaticano ha pubblicato il bollettino con la notizia relativa alla decisione di Papa Benedetto decimosesto di sollevare Francesco Miccichè dall’incarico di Vescovo della diocesi di Trapani, nominando amministratore apostolico l’arcivescovo Alessandro Plotti.

Contestualmente sul sito della diocesi di Trapani, una lunga lettera dell’ormai ex-vescovo rivolta ai fedeli che fin dal 1998 lo hanno portato sempre in un palmo di mano e che a fatto avvenuto, continuano a difenderlo e a mostrargli solidarietà.

Miccichè parla di un “fulmine a ciel sereno” che non condivide ma che accetta con obbedienza.

Ho letto la lettera per bene e secondo mie considerazioni personali la ritengo eccessivamente vittimistica e anche poco rispettosa nei confronti di tutti gli abitanti di questa Diocesi.

Tuttavia saranno in tanti che continueranno a difenderlo a spada tratta, sposando la tesi del complotto e ricordandolo come un grande vescovo. Stamattina infatti, la stessa lettera è stata distribuita ai fedeli presenti in alcune chiese per la celebrazione della messa domenicale.

Sono gli stessi fedeli che durante il periodo quaresimale non credevano ad una sola parola delle veritiere voci di un imminente allontanamento, un popolo che si lasciava continuamente trasportare dalle prediche di Miccichè nelle varie solennità celebrate in questi 14 anni. In effetti Miccichè se la cavava con le omelie, a volte in tema con le rispettive solennità o le letture, a volte andando fuori tema.

Non parliamo poi di coloro che in questi anni hanno saputo fare “doppio gioco” nei suoi confronti, ovvero coloro che ne hanno sempre parlato male alle spalle, per poi essere sempre i primi a baciargli l’anello pastorale(anello donato alla Madonna di Custonaci più di un mese fa durante la crimonia di dedicazione sl Santuario).

Io sinceramente non l’ho mai reputato un bravo vescovo, che caratterialmente mi è sempre stato antipatico, pur riconoscendo che non tutto il suo operato sia da buttare, ma di qui a reputarlo un grande vescovo, a mio avviso, ce ne vuole.

Lui dice di aver denunciato la mentalità mafiosa e la massoneria, io penso invece che ci sono dei vescovi che questa lotta alla mafia e alla massoneria, l’hanno accentuata maggiormente; basta citare Mons. Mogavero e Mons. Pennisi, rispettivamente vescovi di Mazara del Vallo e Piazza Armerina.

A proposito di Mons. Pennisi, potrebbe essere proprio lui a ricoprire il ruolo di Vescovo di Trapani, almeno secondo alcune voci che girano da più di un mese. Al momento ci sarà un amministratore Apostolico, anch’esso un Arcivescovo di un certo spessore che tanto ha fatto nella diocesi di Pisa, poi si vedrà.

Ad ogni modo, fino ad oggi, Miccichè risulta parte lesa dal punto di vista delle indagini della magistratura, ma al Vaticano evidentemente si ragiona in altro modo, e da semplice profano penso che non si solleva un Vescovo dal proprio ruolo soltanto seguendo delle calunnie, ma c’è un iter molto lungo che segue più fasi di esame. Può darsi che il Vaticano abbia deciso di rimuovere Miccichè per mettere una pietra sopra l’intera vicenda e cercare di togliere qualsiasi tipo di chiacchiera eccessiva sulla diocesi di Trapani, dove da un po’ di tempo non si parla d’altro che di Miccichè e di Ninni Treppiedi. Oppure ha ritenuto opportuno rimuoverlo in seguito anche alla relazione scritta dal visitatore apostolico Mogavero. Infine si potrebbe trattare di una decisione legata alla mancata “vigilanza” da parte del vescovo sui comportamenti di Treppiedi.

Probabilmente, visto che al vaticano si cerca sempre di seguire la logica di “lavare i panni sporchi in casa”, le reali motivazioni non si verranno mai a sapere, salvo eventuali nuovi sviluppi della magistratura.

Di sicuro c’è che per la diocesi di Trapani è finita un’era lunga 14 anni, con una chiesa che si è ringiovanita, ma che molto spesso si è  persa in atteggiamenti fastidiosi.

Da cittadino di questa città e appartenente alla diocesi, mi viene rabbia a sentire parlare di “milioni di euro”, di fusioni, di apparenti ammanchi, e di fondazioni in un territorio dove ci sono quartieri ghettizzati che sopravvivono a stento, dove ad agire in modo caritatevole nei confronti della gente sono le parrocchie più semplici, le più piccole e le più genuine. Un territorio dove si raccoglie il pane invenduto delle panetterie per donarlo ai poveri, un territorio dove si fanno raccolte di vestiario e di cibi per aiutare i quartieri meno abbienti, un territorio che sicuramente meriterebbe ben altro.

Avrei preferito non leggere quella lunga lettera rivolta al popolo di Dio scritta da Miccichè, ma bensì un breve comunicato stampa di accettazione senza alcun tono vittimistico, anche perché i “fan” di Miccichè avrebbero continuato a difenderlo ugualmente; tra l’altro credo che si tratti del primo Vescovo nella storia della diocesi di Trapani ad essere rimosso, e a mio avviso sarà questo il ricordo che Miccichè lascerà nella storia trapanese; tutto il resto sono solo opinioni libere in democrazia, da condividere o meno.

Non rimane quindi che attendere di scrivere una nuova pagina di storia della diocesi, sperando che il successore di Miccichè che seguirà il periodo transitorio dell’amministratore apostolico, sia un uomo di chiesa semplice e non arrogante,  che sappia parlare a tutti, sia durante le prediche che negli atteggiamenti di ogni giorno come pastore della chiesa trapanese.

In bocca al lupo al domani di questa Diocesi, e un addio a Francesco Miccichè, ex vescovo di Trapani.

Francesco Genovese

 

About Author

Write a Comment

Your e-mail address will not be published.
Required fields are marked*