Riflessioni di fine anno

Terminati i falsi buonismi del Natale, fatti principalmente da grandi pranzi,dallo sfoggio di pellicce durante le messe della vigilia, e da acquisti dispendiosi per i regali, anche il 2010 sta per finire. Tra poche ore il fatidico conto alla rovescia dove si racchiude tutto ciò che abbiamo vissuto in 365 giorni; un conto alla rovescia pieno di sogni, di speranze, di paure e di felicità.

Il 2010 è stato un anno intenso, per alcuni passato troppo in fretta mentre per altri molto lentamente. Tra poche ore si azzerano tutti i contatori e si riparte da capo sotto tutti i punti di vista, anche se molto spesso sembra di rivivere le stesse sensazioni di ogni capodanno. Rincari in arrivo, slittamento di pensioni, scuola in crisi, governo in crisi, lavoro in crisi, produzione in crisi, etc etc; tutti pronti ad elaborare statistiche più o meno credibili, e poi dibattiti in tv, saldi di fine stagione e aumenti del costo della benzina.

Non è stato un buon anno per l’Italia, sempre più stagnata su se stessa, come a sprofondare lentamente sulle sabbie mobili proprio su quelle basi che rappresentano i fondamenti principali della costituzione: lavoro, libertà, cultura e ricerca. La sicurezza del lavoro è diventata un’utopia, i salari non aumentano in proporzione al costo della vita e il precariato è diventato un vero e proprio mestiere; “Che fai nella vita? Sono precario, lavoricchio qua e là, ma vado avanti grazie ai miei genitori”: questa è una delle frasi più ricorrenti.

Giorgio Gaber in una sua canzone diceva che la sua generazione ha perso; puo anche darsi che abbia perso, ma almeno ha avuto l’opportunità di giocare. La nostra generazione invece questa opportunità non l’ha ancora avuta. Abbiamo studiato per anni, ci siamo laureati e ci siamo circondati di hi-Tech e di televisori ultrapiatti; tutto in attesa di un vero cambiamento che di fatto non arriva mai. La generazione di Gaber era formata da sessantottini che gridavano “Borghesi tutti appesi” e che si sono trovati a diventare i nuovi borghesi, quasi a dimenticare il proprio passato. La nostra generazione invece è vuota, senza idee, che parla e pensa per sentito dire, che non prende mai iniziativa e che si fa travolgere dall’onda del conformismo.

Intanto i politici sempre più attaccati alle loro poltrone, fanno di tutto tranne che preoccuparsi dei veri problemi del paese, tra i rimpasti di giunta delle istituzioni locali e i giochetti sporchi dei parlamentari nazionali; d’altra parte la loro pensione è assicurata e potranno dormire sogni tanquilli per il resto della loro vita.

Manca sempre meno al nuovo anno, lo champagne è bello freddo e le tavole si stanno per imbandire di prelibatezze, tranne che per tutti quelli che non potranno festeggiare, come i senza tetto, gli extracomunitari, e tantissimi disoccupati. Per loro sarà un capodanno di seconda mano, vissuto per sentito dire, dove anche un pugno di lenticchie calde sarebbe di gran conforto. Probabilmente anche loro faranno il conto alla rovescia nella speranza di un domani migliore, ma mentre tutto il resto del mondo sarà pronto a brindare tutta la notte nei locali e nelle piazze, per loro la notte gelida calerà silenziosa, e il primo sole del 2011 sarà l’inizio di un nuovo anno tutto da vivere con i problemi di sempre.

Se il 2011 sarà un anno migliore non lo sappiamo; tutto è incerto tranne che le estrazioni del superenalotto e del win for life. Lì non si può sbagliare, lo stato ha capito che gli italiani sono dei gran giocatori, molto bravi a parlare di crisi e altrettanto bravi a sputtanarsi tutti i soldi per sperare di vincere, mentre le casse dello stato si riempiono di milioni di euro. Sempre attorno alla crisi, le aziende riducono la forza lavoro, accumulando stipendi o pagando al di sotto delle spettanze dei lavoratori, mentre i macchinoni super accessoriati sfrecciano per le strade delle città; dietro la porta ci sono le finanziarie, pronte a prestare denaro speso solamente per cose futili, e assieme a questi strozzini autorizzati, ecco che il collasso economico globale è pronto a fare morti e feriti. Gli equilibri economici si stanno per rompere, ci vuole davvero poco.

L’anno che verrà sarà tutto in salita per tutti; bisogna rimboccarsi le maniche e cercare di superare gli ostacoli che incontriamo ogni giorno; bisogna ripartire da capo sul serio, senza mezze misure, e forse uno spiraglio di ripresa ci sarà.

Iniziamo a non giocare più il superenalotto, limitiamoci a comprare soltanto ciò che ci possiamo permettere e saldiamo tutti i debiti: sembra una ricetta pessimistica, ma sicuramente necessaria. L’Italia ce la può fare, l’Italia ha bisogno di ritornare il paese che era; mandiamo via questi politicanti trasformisti e creiamo una nuova classe dirigente e politica; è finito il tempo del Berlusconismo ed è finita anche la sinistra. Bisogna azzerare i contatori al più presto, perchè il tempo passa in fretta e le generazioni future potrebbero vivere in condizioni peggiori delle nostre; soltanto così la nostra generazione potrà giocarsi la partita della vita.

Tanti auguri a tutti, con la speranza che il 2011 sia davvero un NUOVO anno!

Francesco Genovese

Categories: Attualità, Politica
Tags: cultura

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